Sarto per Signora

Venerdì 01 Giugno 2012 06:12
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La compagnia teatrale "Il Cassetto nel Sogno"
presenta
SARTO PER SIGNORA
Commedia brillantissima di "Georges Feydeau"
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Spiacenti, locandina non disponibile
dal 7 al 9 giugno 2012 ore 20.45
10 giugno ore 17.45
SARTO PER SIGNORA
con Massimo Trecapelli, Federica Castagnacci, Deborah Ferlazzo, Fiorella Zanlucchi, Mario Buonanno, Valerio Ferraro, Massimo Pettinari, Valentina Ferraro, Anna Chiantese, Gilda Palumbo, Erika Capobianchi

regia Massimo Pettinari
tecnico suoni e luci Corrado Paggi

produzione Compagnia teatrale "Il Cassetto nel Sogno"

SARTO PER SIGNORA
COMMEDIA
Primo grande successo dell’allora venticinquenne Georges Feydeau, “Sarto per signora” fu accolto, sin dalla sua prima rappresentazione nel 1887, da un grande consenso della critica e del pubblico, contribuendo significativamente al rilancio del vaudeville ottocentesco, destinato alla decadenza. Da allora questa esilarante piece non ha smesso di divertire il suo pubblico, grazie ad un meccanismo comico perfetto, un congegno ad orologeria che strappa risate a getto continuo. Tutta la vicenda gravita intorno al dottor Moulineaux il quale, per coprire un tentativo di scappatella extra-coniugale, inventa bugie sempre più inverosimili finchè, invischiato nelle sue stesse finzioni, si trova obbligato a farsi passare come un “sarto per signora”. Attorno a lui agiscono: sua moglie Yvonne, ingenua e fragile (forse); la pedante suocera, signora Aigreville; il candido domestico Stefano; l’irresistibile Susanna, sua potenziale amante e moglie di Aubin, che a sua volta è amante di Rosa, ex prostituta che finge di appartenere all’aristocrazia parigina e con la quale lo stesso Moulinaux anni prima aveva avuto una relazione; Rosa in realtà era stata sposata con un conoscente di Moulinaux: il povero Bassinet, sfortunatissimo marito tradito e abbandonato. Le avventure-disavventure dei personaggi sembrano svilupparsi spontaneamente, come in un gioco del caso, che l’autore si diverte ad osservare assieme allo spettatore. In realtà, ad una lettura più attenta, ci si accorge che l’autore obbliga i propri personaggi ad una travolgente danza degli equivoci, sempre più intricata. Nulla è lasciato al caso. Tutti i personaggi interagiscono tra loro, incontrandosi e sfuggendosi, creando situazioni ad incastri, sempre più sorprendenti, disegnando come una tela di ragno. Feydeau è un gran burattinaio che, a freddo, inventa le occasioni e poi si diverte ad osservare i suoi personaggi che si dibattono disperatamente, lui non dà giudizi moralistici. Offre loro una raffica di battute, uno scoppiettante fuoco di artificio. Ma prima ancora che un teatro di battute, questo è un teatro di situazione, dell’equivoco all’ennesima potenza. Il lieto fine di questa farsa non è così scontato, i personaggi, una volta calmate le acque, sono pronti a ricominciare i loro intricatissimi imbrogli, ed il finale sarà incredibile ...

La farsa è figlia del suo tempo: ci offre un esempio della borghesia cinica, disincantata e bigotta. Siamo in piena Belle Epoque, ma la borghesia di oggi non è così dissimile: è come trovarsi di fronte ad uno specchio deformante, in cui osservare i nostri molti vizi e le nostre poche virtù.

Oggi come ieri. Così, ridendo dei personaggi, in realtà ridiamo di noi stessi, anche se non vogliamo confessarlo. Certo si può cercare di approfondire un poco la psicologia dei personaggi, ma non più di tanto: la loro lievità non lo consente. Nel vorticoso, velocissimo rincorrersi, che obbliga ad un ritmo indiavolato di interpretazione , i nostri eroi si rivelano prototipi perfetti della pochade, dove non si lavora, dove si parla tanto di corna, di tradimenti, di amanti, ma in realtà non si conclude mai. È una favola , a cui bisogna lasciarsi andare, per sorridere, ridere e divertirsi.
L’AUTORE: GEORGES FEYDEAU
Georges Feydeau (1862-1921) nasce a Parigi ed è considerato tra i più grandi autori di teatro comico. Feydeau è autore di farse e vaudevilles di grande arguzia, ingegno e movimento che fecero di lui il degno erede di Labiche. Muore per una grave malattia mentale, il 5 giugno 1921, in una clinica psichiatrica. La maggior parte delle sue opere sono costruite sul malinteso e sul tradimento tra marito e moglie o tra amanti…cose che unite ad eventi assurdi e occasionali, scatenano situazioni comiche paradossali, in cui i personaggi vengono coinvolti in innumerevoli colpi di scena al limite della realtà. L’ atmosfera della “ Belle époque”, molto cara al pubblico, rende i suoi lavori ancora più graditi. Feydeau ha lo sguardo freddo e la temerarietà dei grandi autori comici: una volta isolato il suo materiale da una larga fascia sociale, che comprende una certa borghesia e il demi-monde della Belle Epoque,egli spinge l’analisi delle situazioni fino ad un estremo maniacale, dove la satira sembra andare al di là di se stessa. Dopo aver portato il comico al massimo dell’incandescenza Feydeau chiude la sua parabola indirizzando sui vizi della società tutta la precisione inesorabile che un tempo aveva impiegato nel rivelare in intrecci infallibili la sua interna logica.

Diceva lo stesso Feydeau : "Se vuoi far ridere, prendi dei personaggi qualsiasi: mettili in una situazione drammatica, e fa in modo di osservarli sotto un’ angolazione comica. Ma soprattutto non lasciarli dire o fare nulla che non sia strettamente determinato dal loro carattere, innanzitutto, e poi dall’ azione. Il comico è una rifrazione naturale di un dramma."

per informazioni Teatro allo Scalo, 340.6485291