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Con chi

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Di e con: Valerio Malorni

Durata: 55 minuti circa

Prima: 14 Febbraio 2009

Replica il 15 febbraio, e dal 17 al 22 Febbraio 2009


Assolo con tendenze all’amicizia. La solitudine che ci compete e che ci sbriciola; che ci denuncia; la temperanza della logica e la stravaganza del credere, per un in-tendersi, con chi? Non da soli. "Con Chi" è stato vincitore del premio Martelive. La versione integrale è stata rappresentata ad ottobre 2006 al Cantiere Teatro, Roma.

Con chi

Mala vita, è la mia,
pinusa, insuppurtabili,
vita chi tra li spasimi
mori, chiamannu a tia,
fratillanza adurabili,
stu core, ti desia.

Fratillanza Adurabili
poesia di Carmelo Sciinto

Storia di un credente che vorrebbe poter comunicare, favola di un eroe che si scorda di essere uomo, e rimane solo, perduto nel mondo, tra necessità e possibilità'.

Ingresso: E.8 + E.2 tessera annuale Associazione Culturale Duse Teatro
Ingresso ridotto: E.6
(per usufruire dello sconto, potete prenotare chiamandoci oppure inviando una email)


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"Con chi", di e con Valerio Malorni

Assolo con tendenze all’amicizia. La solitudine che ci compete e che ci sbriciola; che ci denuncia; la temperanza della logica e la stravaganza del credere, per un in-tendersi, con chi? Non da soli.

La quotidianità che attraverso alcune scelte diviene evento, un materiale quotidiano elaborato in mezzo alla gente: la tragedia individuale che vista dall’esterno diventa comica, vissuta collettivamente diviene creativa. Storia di un credente che vorrebbe poter comunicare, favola di un eroe che si scorda di essere uomo, e rimane solo, perduto nel mondo, tra necessità e possibilità. La morte. La disperazione. La responsabilità. La vita. Il valore ancor prima del significato, per una ricerca di senso, per un intendersi. C’è una serenata, una macchina, un piatto di pasta. Una riflessione, momenti di lucidità e confusione, domande e risposte; un traghetto; una festa e un racconto proverbiale, cercando, muto, in musica, il cielo, sopra di noi. Il cosmo è la nostra cosmesi d’anima. Il mio scopo è pensare al processo, condividere delle problematiche in maniera semplice e non risolutiva. Lo spettacolo non cerca un punto di arrivo, un punto disteso, ma, in piedi, un tempo di cottura.

È il compleanno di Lui. Lui si alza e guarda il cielo alto sopra di lui. Esce. Va a cantare una serenata. Nessuno risponde. Si mette in macchina, va a casa a mangiare. Non mangia. Si rimette in macchina alla volta del porto, per partire, ma è costretto a tornare a casa dove riflette sulla sua festa alla quale non è andato e sugli invitati che sono alla festa. Si mette a cantare. Riguarda il cielo. “Il cielo non crolla, è sopra di noi. Il cielo è alto e Lui è basso. Forse il prossimo anno andrò alla mia festa. È ardito il gallo sopra il suo letame”. Si alza ed esce.
In qualche modo Lui canta.

Con chi è un viaggio disperato, insperato e sperato; un viaggio di desiderio, dalla ricerca di un chi, la necessità di un risultato, alla possibilità di un con, un processo; dalla voluttà della risposta chi, alla volontà della domanda con. Lui canta il buio alla Gioia.
Nell’intermittenza dei discorsi, nel non portare a conclusione un pensiero, riuscendo sempre a sovrapporre gli accadimenti, Con chi è l’evanescenza di un progetto di vita di un uomo. Il nome di una serie di eventi. Luigi che ha fame, ha caldo, Luigi che non puo’ aspettare gli otto minuti per la pasta perché sia buona, e si attacca alla sua bandiera, per farsi coraggio, per raccontarsi una barzelletta e brindare a chi si stende più del lenzuolo e si scopre i piedi. Lo spettacolo è linguaggio che cerca di avvalersi del valore della parola, della voce del corpo, del tatto della musica e dell’evidenza criptica del linguaggio audio-visivo, in favore di un uomo che non vorrebbe morire, e rimane senza terra, sotto al cielo, alla volta del cielo.


Rassegna stampa

Valerio Malorni per l’ultima del TeatroTour MArteLive
Ultimo appuntamento con il TeatroTourMArteLive: in scena Con Chi di Valerio Malorni
Venerdì 20 – Domenica 22 ottobre 2006, Il Cantiere, Via Gustavo Modena 92, Trastevere

Si chiude il sipario dei teatri romani per il primo TeatroTour MArteLive che ha premiato i migliori artisti delle ultime tre edizioni dello Spettacolo Totale, con una rassegna lunga un mese.
A Valerio Malorni va il Premio Staff MArteLive 2006, per la realtà più originale della Sezione Teatro, è stato assegnato all’opera prima di un giovanissimo attore/autore che riesce a fondere la ricerca con l'immediatezza più popolare, senza cedere a compiacimenti o intellettualismi.
Lo spettacolo, è un monologo dove si procede per urgenze e azioni del protagonista, tra interventi video e canzoni stonate. E’, usando le parole di Valerio Malorni, “…un assolo con tendenze all’amicizia. Storia di un credente che vorrebbe poter comunicare, favola di un eroe che si scorda di essere uomo, e rimane solo, perduto nel mondo, tra necessità e possibilità”.

http://www.satyrnet.it/altri_articoli/martelive_malorni.htm
…chi ha paura del narratore?
domenica 11 novembre ore 18.30. Da Roma, Valerio Malorni in: “Con Chi”
“Con Chi” non è narrazione né performance, descrizione o spiegazione: Valerio Malorni (che ne è autore, regista, interprete) porta in scena una materia drammaturgica incandescente, che avvolge gli spettatori e li trascina nel suo mondo. Suo di chi non si sa: la biografia si perde nel gioco, i modi di dire negli aneddoti, un movimento nelle proiezioni che gli stanno alle spalle. O intorno, o dentro, o a parte. C’è “il tutti del nessuno”, un’efficace ambiguità continuamente sfidata, in questa voce che attraversa a grandi balzi scena e pensieri. Ossia una personalità forte – un’impronta decisa, un verso, motivi giganteschi appena accennati – che si lascia andare. All’altro, nell’altro, sull’altro. Ma non si tratta evidentemente solo di biografia, sono storie che si aprono: così forse è più corretto parlare di personificazione in scena, che di personaggio o personalità. Una specie di incanto che si conosce solo nei suoi residui, che porta a coincidere – ma non ad aderire – in alcuni momenti la persona che produce la storia, i protagonisti di essa, i suoi raccontatori passati-presenti-futuri, i suoi ascoltatori presenti e potenziali: personificare è prestarsi a dare. Qualcosa di sé e qualcosa di tutti, a sé e a tutti.
La storia di “Con Chi” non si può capire – nel senso letterale di comprendere – se non per tratti: è fatta a pezzi in ogni modo possibile. Strappi e graffi dappertutto, malcuciti, visti di sbieco, impolverati e rispolverati. Brandelli di testo raccattati in un angolo o re-inventati secondo tanti modi, che vengono affastellati, bruciati, cercati, sputati. I tempi si mescolano, le parole scivolano, si scontrano, forzano gli orizzonti secondo una vita che sembra indipendente, in questo spettacolo per attore solo che si dimostra più che altro un dialogo fra Malorni e il linguaggio. Si prende ogni angolo di attenzione e di spazio. Canta, cantilena, canticchia. Mangia le parole, l’aria densa del palcoscenico, la tensione dello sguardo (e anche un paio di spaghetti tirati fuori da un calzino), questo interprete che non narra, non mostra, non “performa” e si fa carico con agilità incredibile di tanti linguaggi e di tanti modi di trattarli: dal racconto al monologo, dal rapporto con l’immagine registrata alla relazione immediata con essa. Parla di sé e parla di pezzi di qualsiasi uomo del mondo, di nuovi eroi caduti e cadenti alle prese con la costruzione faticosissima della loro identità, di vie che squarciano quarte pareti e tanti clichè andando a toccare piccolissimi elementi del vissuto comune: condizioni, frivolezze, atrocità che si ri-avvicinano per un attimo allo spettatore che le ha conosciute. C’è un’urgenza di confronto – di riordinare o buttare all’aria che sia – materializzata in scena, da cui si può veder nascere, in diretta, una lingua rinnovata, un testo necessario. Certo, alcune modulazioni – soprattutto vocali, ma anche a livello di densità drammaturgica e di nuclei di sviluppo performativo – potrebbero essere ricollocate in vista di un andamento più intermittente, per quanto riguarda sfumature ed eccessi: il pubblico non è mai lasciato libero di andare a sé, ma continuamente tirato, tiratissimo, verso una prospettiva nuova, inquieta e incontrollabile, che viene ad innestarsi su quella appena aperta. E, infine, certo, forse la necessità non è un criterio di fruizione valido su cui discutere, su cui formarsi un’opinione rispetto a uno spettacolo o su cui fondare la propria relazione con esso. Ma quanta forza, che piacere e che dolore, in questo teatro contemporaneo emergente che spesso si nasconde e si giustifica, ritoccatissimo, in soluzioni di “messa-in-mostra”, veder ogni tanto esplodere in scena un’esperienza performativa che lascia senza respiro.
Roberta Ferraresi

 

 

http://www.ubublog.splinder.com/?from=30
13 Novembre 2007 - 09:38
Lo spettacolo mi è piaciuto molto. Parlo da profano quindi, se il teatro di ricerca riesce a interessare anche un buzzurro come me, credo si tratti di uno spettacolo che vuole avvicinarsi alle persone che lo vanno a vedere. Andrea
Utente anonimo

http://www.ubublog.splinder.com/?from=30
Con chi è stato vincitore del premio Martelive 2006 debuttando come corto teatrale nel maggio 2006. La versione integrale è stata rappresentata ad ottobre 2006 al Cantiere Teatro, Roma. Con chi prosegue il percorso performativo a Roma in spazi non teatrali, muovendosi di volta in volta per una messa in gioco delle possibilità che lo spazio e il contesto offrono, in armonia con la ricerca dello spettacolo che tende ad una scrittura scenica che si attualizzi in ogni performance. Ad aprile 2007 è stato all’Alpheus, a maggio al Felt Club, a giugno alla Factory Occupata, a luglio all’Università di Roma la Sapienza e in piazza Santa Immacolata a San Lorenzo. Ad ottobre, in corrispondenza del festival europeo Cosmonauti, presso il Teatro della Dodicesima a Spinaceto. In occasione dell’ I:P:L: (International Performer Lab, progetto coordinato da Khosro Adibi) è stato rappresentato come personaggio ad Arce, Frosinone. Novembre lo vede partecipare alla rassegna Ubu Settete al Teatro Furio Camillo di Roma. A dicembre partecipa a Scatole Mute, al Kollatino Underground, Roma. In due occasioni, nell’Aprile 2008 e nel Gennaio 2009, viene ospitato dal Cinema dei Preti di Pomezia. Nel marzo 2008 Con Chi è a Bari, invitato da Fibre Parallele Teatro. A giugno 2008 è la volta del CIP di Roma dove partecipa alla rassegna Fuori dal Comune. A Febbraio 2009 sarà sempre a Roma al Teatro allo Scalo, cercando di approfondire il processo di continua messa in discussione del lavoro, questa volta in direzione di una più chiara e intima versione, forse migliore, forse peggiore, ma secondo me, prima te mi dici com’è.

Valerio Malorni. Attore, danzatore, autore di testi e regista. Diplomato alla scuola di Informazione Teatrale di Mario Scaccia, frequenta nel 2006 il corso Danzatore-Interprete con la compagnia di danza Dejà Donnè. Ha studiato pianoforte, chitarra e basso elettrico. Prende parte a numerosi workshop e seminari di teatro (tra i quali Anton Milenin, Jean-Paul Denizon, Vladimir Oshlansky) e di danza (contact improvisation, contemporaneo nelle sue ultime ricerche, con maestri come Khosro Adibi e Julyen Hamilton). Recita in spettacoli e performance in Italia e all’estero, tra cui “Metafisico Cabaret” e “Paradiso” di Giorgio Barberio Corsetti. Attualmente è parte della compagnia Immobile Paziente e conduce una ricerca con produzioni proprie. È parte del progetto Mimopaideia di Gilberto Scaramuzzo e del gruppo di ricerca Mimesisilab al Di.P.E.D. presso l’ “Università di Roma Tre” e partecipa al gruppo di Teatro dell'oppresso di Augusto Boal di Roma. Collabora con il Teatro delle Apparizioni. Coordina un corso di teatro relazionale a Pomezia, e ha tenuto laboratori di teatro per l’infanzia e per persone diversamente abili.

 

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