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Le fatiche di Pedrolino

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LE FATICHE DI PEDROLINO
Precario a tempo determinato
scarica la locandina cliccando qui , info su lefatichedipedrolino.myblog.it


Spiacenti, locandina non disponibile
dal 3 all'8 maggio 2011 - prima nazionale

dal martedì al sabato ore 21.00
domenica ore 18.00
LE FATICHE DI PEDROLINO
con Gabriele Guarino
e la collaborazione di Jvana Tranchina
regia Claudio De Maglio

testo e drammaturgia Claudio De Maglio, Gabriele Guarino
maschera Stefano Perocco di Meduna

luci e fonica Paolo Ricci
ufficio stampa Monica Brizzi
LE FATICHE DI PEDROLINO
Il progetto mira a costruire una proposta culturale polivalente che, attraverso la ricostruzione e la conoscenza di una delle maschere più antiche della Commedia dell’Arte, certamente la più misteriosa, vuole sollevare delle domande attuali sulla condizione generale della precarietà dell’essere umano, e di quanto essa sia insita alla sua natura di animale sociale, inevitabilmente inserito, o prigioniero, di un determinismo che lo costringe a un continuo adattamento per sopravvivere. Una precarietà che oggi viene vista nel lavoro o nella disgregazione dei cosiddetti “valori fondanti della cultura ufficiale”, ma che in realtà riguarda una più profonda precarietà esistenziale, generata dal contrasto spesso stridente, da una parte dalla necessità di sopravvivere, dall’altra dall’ambizione a vivere, a cercare il nostro posto in questo mondo, la nostra strada.

I giovani soprattutto sono i portatori di questo contrasto, perché sono gli attori più evidenti di questa messa in scena continua che è il gioco sociale, poiché sono coloro che si trovano più di altri ad affrontare i bivi principali del voglio/posso, che spesso si traducono in un illuso “devo”. Gli esiti di questa scelta sono certamente più evidenti nei giovani che privi di qualsiasi ambizione, si “accontentano” della prima strada utile che incontrano, per ottenere il più presto possibile un riconoscimento sociale. Ma lo stesso riconoscimento è l’obbiettivo dei giovani ambiziosi, che inseguono tenacemente i loro sogni, e che si scontrano anche loro con le possibilità a disposizione per perseguirli.

La domanda quindi che ci sembra fondamentale da tenere presente, e da presentare è: premesso che il mio obbiettivo, o meglio, la mia necessità, è essere riconosciuto, inserito in questa società, in che modo sono disposto ad accettare che questo avvenga? E cosa sono disposto a fare? E a sacrificare?

Se ci pensiamo il fenomeno sociologico della nascita e dello sviluppo delle fraternal compagnie della Commedia dell’Arte (allora detta “Commedia all’improvviso”) nasce dalle stesse esigenze e dallo stesso coraggio: attori che, stanchi di essere considerati degli intrattenitori dei potenti, o del popolo, sono disposti a divenire “imprenditori di se stessi” e puntare su quella che grazie al loro apporto sarà riconosciuta come una professione, il teatro. Vivere di teatro, essere riconosciuti nella società come attori, inserirsi nell’economia di un popolo attraverso l’impresa teatrale.

Tra le maschere della Commedia dell’Arte, lo Zanni bergamasco Pedrolino, racchiude più di tutti questa necessità di riconoscimento, essendo un personaggio che vive di continui contrasti tra ciò che vorrebbe, e ciò che è necessario, scoprendo che in realtà la sua collocazione sociale di servo è riconosciuta solo nel momento in cui lui compie qualcosa di necessario, che è sempre extra-ordinario dalle sue mansioni quotidiane di servitù, e cioè ingegnarsi per aiutare i giovani ad amarsi contro i vecchi padroni che li contrastano, e per questo essere disposto a rischiare in prima persona.

Pedrolino non aspira a divenire un padrone a sua volta, anche perché quando lo è diventato si è subito reso conto che ha perso la sua natura. Pedrolino, costretto a fare il servo, accetta questa condizione, nonostante le fatiche continue che deve affrontare per confermarla.

E il nodo è questo: se la vita mi assegna un ruolo, e io accetto, perché devo continuamente far fatica per mantenerlo?
 

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